Assegno Unico in via di estinzione: ultim’ora, i soldi non ci sono più | Ennesima mazzata per gli italiani
L’Assegno Unico ha sostituito il Reddito di Cittadinanza ma sembra molto concreto il rischio che il Governo lo cancelli una volta per tutte
L’introduzione dell’Assegno Unico e Universale per i figli a carico da parte del Governo presieduto da Giorgia Meloni è stata salutata come una svolta nelle politiche di sostegno alle famiglie italiane.
Tuttavia in base alle ultime rilevazioni mensili da parte dell’INPS e l’analisi dei flussi di richiesta mostrano un dato preoccupante: il numero di nuove domande mensili per l’AUU è in costante e significativo calo.
La ragione principale di questa flessione non risiede in un disinteresse dei potenziali beneficiari per lo strumento in quanto tale, ma è tristemente legata alla spaventosa crisi demografica che affligge il Paese
Proprio a tal proposito i dati ISTAT relativi alla natalità continuano ad essere negativi, nonostante i tentativi del Governo di invertire la rotta attraverso una serie di misure a favore della genitorialità.
La matematica crudele della demografia
Il calo delle richieste mensili di Assegno Unico è il risultato di una dinamica demografica sempre più sbilanciata. Ogni mese le famiglie che perdono il diritto all’assegno sono in numero superiore rispetto a quelle che lo richiedono per la prima volta in seguito a una nascita. Le “uscite”, se così si può dire, superano le “entrate”.
Con il tasso di natalità ai minimi storici, la platea dei nuovi beneficiari semplicemente non riesce a compensare chi, per raggiunti limiti di età del figlio o per altri motivi, esce dal sistema di sostegno. Questo squilibrio riflette il fallimento strutturale delle politiche di natalità a produrre un impatto incisivo e duraturo.
L’Importo medio non è più sufficiente
Al di là dei fattori demografici, sorge però spontanea una riflessione in merito alla reale efficacia dell’aiuto economico. Nonostante l’importo massimo dell’Assegno Unico per figlio minore possa superare i 200 euro per le famiglie con ISEE basso, l’importo medio erogato dall’INPS comprensivo di maggiorazioni si attesta intorno ai 173 euro a figlio.
Questa cifra anche se fondamentale per i nuclei in maggiore difficoltà viene percepita da molti come insufficiente a coprire i crescenti costi che comporta crescere un figlio. Il contributo pur semplificando le vecchie misure (come gli Assegni al Nucleo Familiare e le detrazioni), non sembra in grado di agire come vero e proprio incentivo alla genitorialità, né come un sostegno robusto contro l’aumento del costo della vita.
