Sardegna, contro il caro cereali riprendere a coltivare la terra: una volta la Sardegna è uno dei granai più importanti dell’antica Roma, poi in tempi più moderni, grazie alla globalizzazione, i mercati hanno potuto accedere a risorse a prezzi più basi in altri paesi del mondo, facendo crollare la produzione domestica.
Adesso, con la guerra tra Russia e Ucraina, che da sole rappresentano il 29% dell’export di grano (per la precisione grano tenero) e il 19% di quello di mais, i prezzi stanno schizzando alle stelle. Così spiega Coldiretti:
In una settimana, dall’inizio della guerra in Ucraina, il prezzo del grano è balzato del +38,6% ma ad aumentare del +17% è stato anche il prezzo del mais e del+ 6% quello della soia destinati all’alimentazione degli animali negli allevamenti. Duplice il rischio, da un lato essere in balia degli speculatori, dall’altro il rischio di avere carenza di prodotto, specie quello dedicato agli allevamenti.
Emilio Ferrari, Presidente Italmopa, ci ricorda:
L’Italia è, strutturalmente, un paese deficitario in frumento tenero tenuto conto che la produzione nazionale copre mediamente il 35% circa del nostro fabbisogno annuale. Ma le importazioni di frumento tenero dalla Russia e dall’Ucraina, tuttavia, non risultano particolarmente significative e rappresentano complessivamente circa il 4% del volume di grano tenero trasformato in farine dai nostri Molini.
E ancora:
[..] Le quotazioni del frumento tenero hanno raggiunto livelli record su tutti i mercati e tali incrementi non potranno in alcun modo essere assorbiti interamente da un’Industria molitoria in pericoloso, e senza precedenti, affanno”.
Che fare allora? Un’idea può essere quella di recuperare i 100mila ettari irrigui non utilizzati in Sardegna, grazie ad accordi di filiera tra agricoltori e allevatori sardi, che garantisca ad entrambi un prezzo equo. Lo scopo è quello di in loco dei mangimi di qualità.
Progetto che la Coldiretti propone di incentivare con un contributo di 200 euro ad ettaro, per un intervento totale di 20milioni di euro.
Quello di Ri-coltivare la Sardegna è infatti uno dei 7 punti del progetto Sardegna presentato al governatore e ai capigruppo del Consiglio regionale dalla Coldiretti, come spiega a l’Unione Sarda, il rappresentante di “Coldiretti Cagliari”, Luca Saba.
Non solo mangimi, ricordo che sul mercato è già possibile trovare grano duro e pasta al 100% sardi sia a marchio “Cellino” che “Solo Sardo“.
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This post was published on 4 Marzo 2022 14:00
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Nello coltivare la Sardegna...forse anchè vuol dire ripopolarla...bisogna farlo seriamente perchè la gente sarda e un popolo di lavoratori e deve anche mangiare...io ci vivo
E la amo tanto....monique