Storia e archeologia

Melone Nuragico era allungato e non dolce: Ecco cosa dicono i nuovi studi!

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Melone Nuragico era allungato e non dolce: Durante gli scavi del 2009 nel sito nuragico di sa Osa in agro di Cabras venne fatta un’incredibile scoperta, migliaia e migliaia di semi di diverse specie vegetali che permisero di capire, tra le altre cose, che i Nuragici furono i primi a coltivare il melone nel Mediterraneo. Adesso però gli studi sono andati avanti e si è scoperto che il melone per il quale impazzivano i nostri avi non era quello rotondeggiante e dolce che mangiamo noi e che venne introdotto molto successivamente, probabilmente dagli arabi nel Medioevo, ma un tipo di ortaggio dalla forma più allungata e dal gusto più aspro, che nel gusto ricorda l’odierno cetriolo. Il melone infatti, così come l’anguria, sebbene venga consumato come un frutto, viene coltivato come un ortaggio e fa parte della famiglia delle cucurbitacee, come la zucchina, la zucca, il cetriolo, il cocomero e appunto il melone.

Il Melone Nuragico esiste ancora?

Il melone nuragico era quindi simile ad alcune alcune varietà locali coltivate oggi solo in ristrette regioni geografiche del Mediterraneo, Italia inclusa, come il “carosello“, la “meloncella” e il “cummarazzocome” in Puglia o la “facussa” o su “cucummaru” nella Sardegna stessa (queste ultime due specie sono in realtà più conosciute con il nome di “tortarello o melone serpente“).

Il Melone nuragico

Un Melone che piaceva anche ad Egizi e Romani:

Cosa ancora più interessante questo tipo di melone trova corrispondenza sia nelle rappresentazioni pittoriche egizie del terzo millennio a.C. che rappresentano il melone con la forma allungata tipica del cetriolo, sia con la descrizione che ne fanno Columella e Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. descrivendo il melone come un ortaggio da consumare ad insalata.

Le indagini morfologiche e genetiche sono state condotte dall’Università di Cagliari in collaborazione con la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia (SSGS) e con l’Instituto de Conservación y Mejora de la Agrodiversidad Valenciana (COMAV) dell’Università Politecnica di Valencia.

Nella foto copertina il carosello e il barattiere coltivati ancora oggi nel Salento (Angelo Signore – CC BY-SA 3.0)

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This post was published on 23 Dicembre 2017 09:58

Pubblicato da
Daniele Puddu

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