Scavi Monti Prama nel 1975
E’ stata una grande giornata quella di ieri per gli amanti dell’archeologi e della storia in Sardegna. Vi avevo infatti già parlato dell’ipotesi assai concreta che nei luoghi ove erano state scoperte le statue dei giganti di Mont’e Prama si trovasse ancora da scavare un grande santuario, o forse una città. Adesso dopo la mera ripulitura dei terreni ecco spuntare due conci, due blocchi scolpiti di arenaria che potrebbero essere parte integrante proprio di questo grande complesso sacro. Di sicuro una scoperta che accende la fantasia e fa crescere l’attesa per l’ormai prossima campagna di scavi – 37 anni dopo l’ultima indagine del 1977 – che potrebbe restituire alla Sardegna un sito davvero unico nel suo genere.
In più in territorio di Perdasdefogu, in Ogliastra, sono state riportate alla luce decine di sepolture nuragiche ospitate finora dalla grotta di Tueri, e in realtà conosciute sin dagli anni ’60, quando furono scoperti ben 40 scheletri che permisero anche la datazione al radio carbonio hanno datato proprio al periodo nuragico e collegate probabilmente al vicino complesso nuragico, che domina la vallata di Tremini. Il recupero è stato scelto dagli archeologi della Soprintendenza di Sassari-Nuoro dopo la segnalazione della manomissione del sito, i tombaroli insomma aveva cominciato a scavare, sperando di trovare chissà cosa.
Nella foto gli scavi della necropoli di Mont’e Prama del Bedini, nel 1975
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LINKS UTILI:
La scoperta del Santuario di Monti Prama su Videolina
Il tempio dei morti di Perdasdefogu come l’hanno subito ribattezzato a Videolina
This post was published on 14 Maggio 2014 11:22
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AGGIORNAMENTO, COSì E' ORGANIZZATO IL PROGETTO DI SCAVO:
Il piano si divide in due interventi distinti e connessi.
Il primo, iniziato il 5 maggio, vede coinvolti le Università di Sassari (che coordina i lavori) e di Cagliari e la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano, Comune di Cabras e carcere di Oristano con il coinvolgimento dei detenuti. Finanziato dalla Regione con 140 mila euro, prevede la ricognizione del territorio, indagini geofisiche realizzate dall'Università di Cagliari anche grazie ad un georadar a 16 canali, unico al mondo e un primo momento di scavi per verificare se la natura delle anomalie emerse durante le indagini geofisiche potrebbero riferirsi o meno a strutture archeologiche sepolte.
Il secondo intervento, condotto dalla soprintendenza, sarà un progetto di scavo sistematico finalizzato ad ampliare le aree dei vecchi scavi. Si concentrerà inizialmente sulla zona della necropoli e poi sarà esteso alle aree contigue agli interventi degli anni Settanta.
Fonte: Unione Sarda.