Stop alle pensioni di reversibilità - Wikicommons - Sardegnainblog.it
Brutte notizie in merito alla cosiddetta pensione di reversibilità. Da pilastro dello Stato sociale è diventata un peso per i conti pubblici
La pensione di reversibilità o pensione indiretta, vale a dire il trattamento previdenziale destinato ai superstiti di un lavoratore o pensionato deceduto, è un diritto fondamentale e un pilastro del welfare nel nostro Paese.
Da qualche tempo a questa parte però non è più esente da limitazioni e riduzioni di sorta. Contrariamente a quanto spesso si crede l’importo erogato dall’INPS non è garantito in forma piena per tutti i beneficiari.
Le normative vigenti, in particolare a seguito della Riforma Dini del 1995, prevedono una stretta correlazione tra l’ammontare della pensione di reversibilità e gli eventuali redditi propri percepiti dal coniuge superstite.
È in questo meccanismo di cumulabilità che risiede il potenziale “taglio” che penalizza maggiormente alcuni beneficiari. L’INPS opera una riduzione dell’importo della reversibilità in presenza di redditi personali del beneficiario (diversi dalla pensione stessa) che superano determinate soglie, rivalutate annualmente in base all’inflazione.
Il rischio di decurtazione aumenta in modo esponenziale per chi si trova nelle fasce di reddito più elevate. I criteri di riduzione sono basati su multipli del trattamento minimo INPS annuo. Per l’anno in corso, i valori di riferimento sono soggetti a rivalutazione annuale, il taglio si applica secondo uno schema preciso. La riduzione del 25% scatta se il reddito annuo personale del superstite supera di tre volte il trattamento minimo.
Avremo una riduzione del 40% quando il reddito supera di quattro volte il trattamento minimo. Infine il taglio massimo, il 50%, si applica se il reddito annuale personale è superiore a cinque volte il trattamento minimo. Questo sistema penalizza in modo particolare i superstiti che continuano a lavorare o che percepiscono altri trattamenti pensionistici o rendite significative.
Tuttavia esistono importanti eccezioni e una cosiddetta clausola di salvaguardia: la riduzione non opera mai qualora nel nucleo familiare del beneficiario siano presenti figli minori, studenti fino a 21 o 26 anni, a seconda del corso di studi o inabili a carico.
In ogni caso il trattamento economico complessivo (reddito più pensione di reversibilità ridotta) non può essere inferiore a quello che spetterebbe al beneficiario se il suo reddito fosse pari al limite massimo della fascia immediatamente inferiore. Questo evita che il taglio della pensione porti il superstite ad avere un reddito finale inferiore a chi si trova appena al di sotto della soglia di reddito.
This post was published on 30 Ottobre 2025 09:00
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