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20mila euro di multa per una bustina | UFFICIALE, prosegue la crociata contro la plastica: appena ti beccano devi pagare

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Da questo momento è severamente vietato utilizzare le bustine di plastica. Chi non rispetta il divieto rischia di pagare una multa salata

Nel percorso indicato da molti Paesi del mondo per mettere un freno al tasso d’inquinamento che rischia di distruggere il nostro pianeta l’Europa ha imposto alcune linee guida che tutti i singoli paesi dovranno seguire nei prossimi anni.

La sostenibilità e il rispetto dell’ambiente sono due concetti entrati ormai d’imperio nel nostro abituale vocabolario, termini a cui abbiamo iniziato a fare l’abitudine e che rivestono grande importanza.

Uno dei nemici dell’ambiente, riconosciuto più o meno da tutti i paesi del mondo, è la plastica. Gli oceani e i mari di tutto il mondo stanno per soffocare proprio perché sommersi da tonnellate di plastica.

Mentre però nel Vecchio Continente il dibattito sull’eliminazione dei sacchi di plastica è tutt’ora in corso e gli organismi istituzionali dell’Unione Europea faticano a mettere d’accordo tutti i Paesi membri, altrove hanno preso decisioni drastiche.

Stop definitivo alla plastica

Esiste in Africa un Paese che dimostrato tolleranza zero contro l’utilizzo dei sacchi, in particolare quelli più piccoli e di uso frequente. In quel Paese la norma esistente dal 2017 è stata di recente rafforzata con un rigore tale da imporre multe salatissime.

La misura ha un impatto diretto sui consumatori, ma le sanzioni più pesanti sono riservate a produttori e rivenditori: si rischia infatti una multa che va dai 16.000 ai 38.000 euro o in alternativa, una pena detentiva fino a quattro anni. Queste cifre che superano di gran lunga i limiti sanzionatori imposti in molti Paesi occidentali, sottolineano l’urgenza con cui lontano da noi si sta affrontando la crisi ambientale legata all’inquinamento da plastica.

Il Kenya vieta l’uso della plastica – Wikicommons – Sardegnainblog.it

La sostituzione con alternative sostenibili

Il Paese in questione è il Kenya i cui governanti otto anni fa decisero di varare una legge durissima: prima del 2017 infatti venivano utilizzati circa 100 milioni di sacchetti di plastica che finivano per soffocare i sistemi fognari, inondando le baraccopoli durante la stagione delle piogge e contaminando le aree agricole, mettendo a rischio la fauna selvatica, in particolare nei parchi nazionali che sono un pilastro dell’economia turistica keniota.

Il divieto ha quindi avuto un duplice scopo: tutelare l’ambiente e migliorare la salute pubblica, soprattutto nelle aree urbane più povere. Nonostante le proteste iniziali dei produttori e dei commercianti, che lamentavano costi eccessivi e la perdita di posti di lavoro, l’impatto a lungo termine ha dimostrato l’efficacia della misura. Il modello keniota è così diventato un punto di riferimento per altri Paesi africani e non solo. Esso dimostra come una volontà politica forte possa superare le resistenze economiche e imporre un cambiamento radicale in tempi brevi.

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This post was published on 11 Ottobre 2025 20:00

Pubblicato da
Vincenzo Maccarrone

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