Ultim’ora Fisco, scatta il controllo delle chat WhatsApp | Se hai debiti cancella tutto: in arrivo una brutta sorpresa

Occhio ai controlli su WhatsApp - Pexels - Sardegnainblog.it
Adesso anche le chat su WhatsApp possono riservare spiacevoli sorprese, soprattutto in caso di controlli da parte del Fisco italiano
La nostra vita è da molto tempo segnata e scandita dalla comunicazione on line. Per milioni di persone in tutto il mondo non è più possibile fare a meno dei messaggi e delle chat di WhatsApp, l’applicazione di messaggistica più usata al mondo.
A quanto pare il suo utilizzo è talmente radicato che nel nostro Paese anche il Fisco se ne sta rendendo conto. Una svolta in tal senso è arrivata da una recente e importante decisione della Corte di Cassazione.
La Suprema Corte ha infatti stabilito come i messaggi scambiati su WhatsApp possano essere considerati come prova valida a tutti gli effetti nel contesto di un’indagine fiscale. Questa sentenza riveste un’importanza storica.
Di conseguenza diventa tassativo comportarsi con una maggiore cautela nella comunicazione digitale, soprattutto per chi gestisce un’attività commerciale o ha comunque a che fare con transazioni economiche.
WhatsApp diventa una prova per il Fisco
Fino a poco tempo fa l’utilizzo di chat informali come prova era un terreno scivoloso. Ora la Cassazione ha chiarito che se un messaggio viene prodotto in giudizio e il destinatario della contestazione non ne nega espressamente l’autenticità, questo può essere usato per dimostrare l’esistenza di un’operazione economica, di un accordo o di una transazione.
La decisione si basa sul principio del “silenzio assenso“: se l’interessato non contesta la veridicità del messaggio, si presume che sia autentico. Questa sentenza ha implicazioni significative per imprese, professionisti e anche semplici cittadini.
Cosa significa questa sentenza per imprese e professionisti
Anche se si usano metodi di pagamento non tracciabili, una chat su WhatsApp che ne fa riferimento può diventare una prova inconfutabile. Qualsiasi accordo, anche se verbale, se confermato per iscritto su una chat può essere usato come prova in caso di contestazione. Infine l’utilizzo di un linguaggio informale o di emoji non renderà il messaggio meno valido. Ciò che conta di più sono il contenuto e il contesto.
La Cassazione ha messo però un paletto importante. Se il contribuente contesta l’autenticità del messaggio, sostenendo ad esempio che il telefono è stato usato da qualcun altro, che il messaggio è stato alterato, o che è un falso, spetta all’accusa (cioè all’Agenzia delle Entrate) dimostrare il contrario. La decisione della Cassazione ci ricorda che nell’era digitale non esiste una netta separazione tra comunicazione informale e formale. Un messaggio su WhatsApp non è più solo una chiacchiera, ma può diventare un documento con valore legale.